Bias cognitivi e orientamento scolastico: comprendere le trappole mentali per favorire scelte consapevoli
La figura dell’orientatore è un supporto e una facilitazione per tutte quelle persone che devono prendere una scelta, che sia di lavoro o di percorso di studi, per cui il tema della decisione diventa strategico.
La scelta però viene studiato e osservato in ambito psicologico come un atto personale e fragile, spesso condizionato da pregiudizi invisibili. Studiosi quali Kahneman, Sunstein e Legrenzi, indicano ogni decisione come il risultato di meccanismi mentali complessi. Comprendere i bias cognitivi – quelle scorciatoie che la mente usa per semplificare la realtà – diventa quindi essenziale per chi opera o vuole operare nell’ambito dell’orientamento.
Due sistemi, un solo cervello
Kahneman ha identificato due “sistemi di pensiero” che coesistono in noi:
- Sistema 1: rapido, intuitivo, associativo – il sistema delle emozioni e dei giudizi istantanei.
- Sistema 2: lento, analitico, deliberativo – il sistema della logica e della pianificazione.
Nelle fasi iniziali dell’orientamento, la maggior parte delle valutazioni da parte della persone può definirsi frutto del Sistema 1. Solo un percorso guidato e facilitato può attivare il Sistema 2, trasformando un’intuizione in una scelta consapevole.
I bias più insidiosi nell’orientamento
I bias che più spesso possiamo evidenziare e che si manifestano più frequentemente nelle persone in fase di orientamento professionale o scolastico e che possiamo supportare a riconoscere e risolvere sono essenzialmente:
Bias di conferma: Cerchiamo informazioni che confermano le nostre idee preesistenti. Uno studente convinto di “non essere portato per le lingue” interpreterà ogni errore come conferma della sua convinzione, ignorando i progressi.
Euristica della disponibilità: Stimiamo la probabilità di un evento basandoci sulla facilità con cui ci viene in mente. Conoscere due ingegneri insoddisfatti potrebbe generare un’idea distorta dell’intera professione e scoraggiare ad intraprendere questo percorso di studi.
Effetto alone: Una caratteristica positiva si estende all’intero giudizio. Un ragazzo brillante in matematica viene automaticamente considerato adatto a facoltà STEM, nonostante altri fattori rilevanti vadano in senso contrario.
Effetto Dunning-Kruger: Chi ha conoscenze limitate tende a sovrastimarsi, mentre chi ha conoscenze elevate spesso si sottovaluta. Un bias particolarmente critico nell’adolescenza, fase dominata da insicurezze.
Effetto di framing: Le persone rispondono diversamente in base a come una scelta viene presentata. “Un liceo offre più sbocchi” orienta diversamente rispetto a “un tecnico che insegna una professione”.
Avversione alla perdita: Preferiamo evitare una perdita piuttosto che ottenere un guadagno equivalente. Uno studente potrebbe rinunciare a un’opzione interessante per paura di “perdere gli amici” che non seguiranno lo stesso percorso.
Bias del presente: Si privilegia un vantaggio immediato rispetto a uno futuro. Si può scegliere la scuola “più facile” per evitare lo sforzo immediato, anche se meno soddisfacente a lungo termine.
Illusione di controllo: Sopravvalutiamo la nostra capacità di influenzare eventi incerti. Un genitore può credere che scegliendo per il figlio lo metterà “al sicuro”, ignorando la complessità del futuro.
Strumenti pratici per l’orientatore
Conoscere i bias è solo l’inizio. L’orientatore professionista può:
- Rendere visibili le trappole mentali attraverso domande mirate
- Coltivare il dubbio costruttivo, esplorando alternative senza giudizio
- Favorire il pensiero critico, stimolando analisi e consapevolezza emotiva
- Mettere in discussione gli automatismi, anche i propri
- Coinvolgere i genitori, aiutandoli a riconoscere aspettative e timori
L’orientamento come educazione alla complessità
In un mondo dove le carriere non sono più lineari, l’orientamento deve insegnare a prendere decisioni migliori e a navigare l’incertezza. Come ricorda Mondino, orientare è un atto etico e politico: significa allenare le persone a riconoscere le proprie trappole mentali e a scegliere con maggiore libertà.
Scegliere bene non significa sapere tutto, ma sapere dove si tende a sbagliare. E da lì, imparare a pensare davvero.
Tania Fracassi – Orientatrice Professionale con Master In orientamento scolastico e professionale presso Make it So.
